Da un po’ di tempo a questa parte ho ripreso la bella abitudine a frequentare mostre per stimolare la creatività, per mantenere viva la fame di cose belle e per tenermi costantemente ispirata; ogni volta che ho del tempo libero vado a vederne una. Lo scorso mese ho avuto l’occasione di andare a vedere la mostra di una delle mie fotografe preferite, Vivian Maier.

Vivian Maier (1º febbraio 1926 – 21 aprile 2009) era una bambinaia di famiglie benestanti di Chicago con la passione per la fotografia, che attraverso gli scatti in bianco e nero catturati con la sua Rolleiflex ci ha lasciato una testimonianza di quella che era la vita nell’America degli anni ’50, diventando così la pionieria della street photography e degli autoritratti, che amava scattarsi riflettendo la sua immagine in qualsiasi cosa glielo permettesse.

Autoritratto, giugno 1953 – © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Come per altri artisti rimasti sconosciuti o semisconosciuti durante la loro vita, Vivian Maier e, soprattutto, la sua vasta quantità di negativi, è stata scoperta nel 2007 grazie alla tenacia di John Maloof, che acquistò all’asta parte dell’archivio della Maier, impegnato nella ricerca di foto d’epoca per un suo libro su Chicago. Maloof comprò una scatola piena di negativi per 380 dollari e si ritrovò tra le mani quella che, oggi, viene considerata una delle collezioni di street photography più importanti del XX secolo. Capì subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento iniziò a cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.

vivian maier
Senza titolo, 3 settembre 1954 – © VIVIAN MAIER/MALOOF COLLECTION, COURTESY HOWARD GREENBERG GALLERY, NEW YORK

Vivian scattava per se stessa, quasi tutti i suoi rullini non furono mai stati sviluppati prima della sua morte, nessuno era a conoscenza del suo sconfinato talento artistico, un talento innato che le faceva cogliere quello che Cartier-Bresson definiva “il momento decisivo”, quell’istante irripetibile in cui tutti gli elementi sono in armonia. La sua vita può essere paragonata a quella della poetessa statunitense Emily Dickinson, che scrisse le sue riflessioni e le sue poesie senza mai pubblicarle e, anzi, a volte, nascondendole in posti impensati, dove furono ritrovate solamente dopo la sua morte.

Le immagini di Vivian Maier prevalentemente raffigurano scene di strada a Chicago e New York, negli anni 1950 e 1960. Vivian Maier spiava la vita, nascosta dietro la sua Rolleiflex.

April 7, 1960, Florida
April 7, 1960, Florida – © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

La mostra, a cura di Anne Morin e Alessandra Mauro, è realizzata in collaborazione con diChroma Photography e promossa da Forma Meravigli, un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

La mostra presentata da Forma Meravigli raccoglie 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Il libro Vivian Maier. Una fotografa ritrovata edito da Contrasto accompagna la mostra.

Se non l’avete ancora fatto vi consiglio vivamente di andare a vedere la mostra, avete ancora tempo fino al 31 gennaio.

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

Dal 20 novembre al 31 gennaio 2016
Tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00
Giovedì dalle 12 alle 23
Ingresso intero: 8 euro
Ridotto: 6 euro
Via Meravigli, 5
20123 Milano
0258118067
Twitter @formafoto
Facebook /FondazioneFormaPerLaFotografia

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